|
|
|
|
|
Uno dei più importanti fenomeni del terzo millennio è certamente quello dell'urbanizzazione, è quanto emerge dal "Rapporto delle Nazioni Unite-Habitat-Nairobi - The challenge of the slums" rilasciato il 6 ottobre 2003. Habitat prevede che nel 2050 su una popolazione mondiale di otto miliardi di persone, ben sei miliardi vivranno in enormi agglomerati urbani. Entro il 2015, 23 megalopoli ospiteranno, da sole, 374 milioni di persone. Ma la cosa più sconvolgente di questo fenomeno dell'urbanizzazione sarà la crescita abnorme dei baraccati, cioè di gente che vivrà in bidonvilles, slums, barrios, favelas, shanties ... Già nel 2001 ben 924 milioni di persone vivevano in baraccopoli, il Rapporto Habitat prevede che entro il 2030 raddoppieranno arrivando a due miliardi. Entro il 2050, afferma l'ONU potremmo avere tre miliardi e mezzo di baraccati. Il Rapporto sostiene che già oggi il 71% della popolazione urbana in Africa vive in questa condizione. "Dovremmo vergognarci di avere queste baraccopoli nelle nostre città" afferma il direttore esecutivo di Habitat, la tanzaniana Anna Tibaijuka. "Uno degli obiettivi del Millennium Summit dell'ONU" - ci ricorda sempre la Tibaijuka - "sarà quello di migliorare entro il 2020 la vita di almeno 100 milioni di baraccati". Purtroppo siamo abituati a queste promesse mai mantenute, a fronte di una situazione che peggiora sempre di più, anno dopo anno. Nairobi, la superba capitale del Kenya, è una degli esempi più plateali che esistano. Questa città, nel cuore dell'Africa, costruita dai coloni inglesi nel 1898, è oggi una delle città più belle del continente: grattacieli, palazzi, zone residenziali stupende. Nairobi ha oggi una popolazione di quattro milioni di abitanti (le previsioni ne danno 17 milioni entro il 2025), di questi quasi tre milioni sono costretti a vivere da baraccati nel 5,5% del territorio totale della megalopoli. Questo 5,5% della terra su cui essi sono costretti a vivere non appartiene loro, ma al governo, il quale, quando e come vuole, può andare con le ruspe a spianare le baracche e sospingere i poveri più in là (ci sono state decine di demolizioni negli anni novanta!). Ancora più sconvolgente è il fatto che l'80% dei baraccati non possiede neanche la baracca dove vive ma paga l'affitto. Esse appartengono a gente che sta relativamente bene e percepisce dei buoni guadagni dagli affitti (particolarmente alti se confrontati con le possibilità degli abitanti). Vi sono quasi 200 baraccopoli a Nairobi, alcune enormi come Kibera (700.000 mila abitanti) altre piccoline (di alcune migliaia di persone). Quasi tutte sono poste sotto la linea fognaria (sewage line), sono cioè prive di qualsiasi sistema fognario. A Nairobi le baraccopoli bisogna andare a cercarle le baraccopoli: in buona parte sono nascoste ai casti occhi dei turisti, nei fondo-valle. Korogocho è una di queste, con circa 120.000 abitanti costretti a vivere in poco più di 1 Kmq. Le baracche sono di 3x4 metri e ci vivono in media 5-6 persone. Le fogne sono a cielo aperto. Unico servizio fornito ai baraccati dal comune di Nairobi è quello dell'acqua potabile nello slum. L'acqua però diventa un affare, poiché alcuni di essi la rivendono a prezzi maggiorati. Facendo un po' di calcoli appare chiaro che i baraccati pagano alla fine l'acqua molto di più dei ricchi che la usano per le piscine nelle loro splendide ville. (Nel giro di pochi chilometri a Nairobi si passa dal paradiso all'inferno!). Ancora più difficile è la situazione dei servizi igienici. A Korogocho si calcola che ci sia un "cesso" ogni 30-40 famiglie. Nella baraccopoli di Huruma è risultato esserci un "cesso" ogni 1000 persone. Tutto questo porta ad una violenza spaventosa, pagata sopratutto dalle donne, l'elemento più debole della società! Il corpo della donna diventa il campo di battaglia dove si sfoga tutta la violenza del sistema. Molto grave è la situazione sanitaria, particolarmente grave è l'aids. Dato che sono vissuto anch'io in una baracca per dodici anni a Korogocho, posso testimoniare di persona le incredibili situazioni abitative, sanitarie ... in cui sono costretti a vivere questi emarginati di Nairobi. Le nostre mucche in Europa sono trattate meglio dei baraccati in Africa! Infatti è incredibile che mentre un miliardo di esseri umani è costretto a vivere con meno di un dollaro al giorno, ogni vacca europea abbia due dollari al giorno, ogni vacca americana, cinque dollari e ogni vacca giapponese 7 dollari al giorno! Il fenomeno della "baraccopolizzazione dell'Africa" va di pari passo con il fenomeno della pauperizzazione della gente. Le baraccopoli in tutto il mondo diventano oggi le nuove frontiere di povertà, miseria, oppressione. Tutto questo è il frutto della grande ingiustizia che è nel cuore stesso del Sistema. Pochi a questo mondo hanno quasi tutto a spese di molti morti di fame. Le baraccopoli sono l'espressione evidente del cattivo ordine del mondo, o meglio, del disordine mondiale. La chiesa, le chiese, non hanno ancora affrontato con serietà questa nuova frontiera della povertà. Sono troppo poche le persone impegnate in queste situazioni di povertà. Ma, la speranza, sono proprio loro, i baraccati; se si uniranno e se decideranno di impegnarsi per costruire luoghi più umani dove vivere. È questa la grande azione politica: i baraccati dovranno prendere coscienza della loro situazione, riprenderla, unirsi per ottenere i loro diritti fondamentali. Dall'alto non otterranno nulla. L'unica strada è che le organizzazioni popolari difendano i loro diritti. È questione di giustizia. |
|
|