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VIVA
NAIROBI
Uno
dei fenomeni emergenti del terzo millennio è quello
dell'urbanizzazione e, conseguentemente, dei baraccati. Nel
2001 le statistiche ne calcolavano ben 924 milioni sparsi in ogni
continente dall’Africa, all’Asia all’America
Latina. Il Rapporto Habitat, l’organismo delle Nazioni Unite
incaricato dei temi dell’abitazione e degli insediamenti
umani, ne prevede addirittura 2 miliardi per il 2030. Nairobi
la capitale del Kenya conta ormai 199 slums dove vive una
popolazione stimata di oltre 2 milioni di persone che a causa di
un assurdo apartheid economico e sociale sono costrette a vivere
nel 5% del territorio urbano.
La storia di "W Nairobi
W" nasce dalla campagna promossa dai Missionari Comboniani,
dall'lnternational Alliance of Inhabitants, da Kutoka Parish
Network, da Giovani Impegno Missionario e molti altri, per
denunciare all’opinione pubblica internazionale
l'abbattimento indiscriminato di migliaia di strutture (baracche,
scuole, chiese, centri comunitari, cliniche, mercatini..) negli
slums di Nairobi [Kibera, Korogocho, Kahawa Soweto, Kamae, Kware,
Kamwanya, Kanguku, Kandutu, City Cotton, Mutumba, Kareru, Kirigu,
Muria-Mbogo, Mutego, Njiku]. Abbattimento giustificato dai
progetti di realizzazione di varie infrastrutture –
soprattutto stradali e ferroviarie - elaborati dal Governo, dalla
Società Elettrica Nazionale e dalle Ferrovie del Kenya
all’inizio del corrente anno – che avrebbero provocato
lo sfratto forzoso e il conseguente sgombero di oltre 350.000
persone. In aperta violazione di quanto stabilito dalla
Convenzione Internazionale sui Diritti Economici Sociali e
Culturali, il Governo del Kenya non intendeva offrire nessuna
alternativa ne compensazione alle persone, i poveri della città
che vivono precariamente di lavori informali e di piccolo
commercio, interessate dagli sgomberi.
La campagna ha avuto
quindi come primo obiettivo quello di fermare le demolizioni. In
particolare al Governo del Kenya e al Sindaco di Nairobi è
stato chiesto di: Rispettare gli obblighi stabiliti dalla
Convenzione Internazionale sui Diritti Economici Sociali e
Culturali, bloccare immediatamente tutte le demolizioni e gli
sgomberi forzati, aprire subito un confronto serio con le comunità
interessate per trovare soluzioni accettabili: limitare al massimo
gli sgomberi, concordare eventuali rilocazioni abitative,
indennizzare adeguatamente gli sgomberati, sviluppare una nuova
politica abitativa ed urbana pubblica che parta dal rispetto del
diritto alla casa di tutte le persone (sicurezza abitativa,
pianificazione, recupero urbanistico, sanificazione), costituire
un comitato indipendente di coordinamento per l'attuazione
pacifica ed ordinata dei trasferimenti, designare un comitato
consultivo interministeriale per coordinare i programmi di
demolizione e sgombero, fornire assistenza immediata e
compensazione a quelle persone che già sono state
sgomberate. Mentre alla Commissione Europea e ai Governi dei
paesi dell’Unione Europea è stato chiesto di bloccare
qualsiasi finanziamento al Kenya destinato alla realizzare di
infrastrutture che avrebbero causato le demolizioni e gli sgomberi
forzati.
Grazie a questa mobilitazione gli sgomberi sono
stati bloccati.
La seconda fase della campagna punta adesso
a stimolare un intervento diretto del governo italiano affinché
una parte del debito estero che il Kenya ha nei confronti del
nostro paese (circa 90 milioni di euro) venga riconvertito in
politiche abitative e sociali a favore della gente delle
baraccopoli di Nairobi. E’ stata predisposta una apposita
cartolina da sottoscrivere ed inviare al Ministro dell’Economia
e alla segreteria generale della CEI contente le richieste di
riconversione del debito proseguendo sul cammino già
intrapreso in occasione del Giubileo del 2000. Esistono poi
altri sussidi, quali una mostra fotografica, un libro, dvd e vhs
che costituiscono degli utili strumenti per approfondire gli scopi
della campagna e la conoscenza della realtà degli slums di
Nairobi.
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